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Fra Riccardo Dott. Pampuri o.h. Ho un dolore qui: SAN RICCARDO INTERCESSORE I miracoli esistono ancora Amica/o, se sei nella sofferenza, continua testardamente il tuo cammino di ricerca.
Personalmente ho scoperto che è meglio fare i conti con la sofferenza, relazionarsi con essa, piuttosto che intristirsi e schifarla.
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Quando si presenta, cerco di capire che cosa Dio vuole da me. Se la sofferenza viene è per dirmi qualcosa. Fosse anche solo di non mangiare troppo o di non eccedere nel bere o di dedicare le giuste ore al sonno.
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Ma sa dire anche di più: perfino svelarmi cose di me che io per primo non sapevo, di cui non ero a coscienza.
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Quando succede, c’è sempre un’opportunità di crescere che ci viene offerta. Meglio coglierla e farne uno strumento di liberazione interiore.
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E’ il mio auguro per l'Anno Nuovo e per te prego perché Qualcuno passi da casa tua a convincerti del dono.
Signore, FARO di questo sito, illumina e benedici tutti i naviganti che trànsitano sulla rotta del "perché soffrire?".
CORPUS MEUM
E G O
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PREAMBOLO Ispirato da una certa visione della vita - che proverò a sintetizzare - mi pongo come interessato a considerare le altrui posizioni ed a rispettarle, in un confronto leale. |
Parto dalla consapevolezza che, mentre la sapienza psichica di questo mondo (1Cor 2,6), (laica non necessariamente nel senso di laicistica) lavora, con la sincerità di cui è capace, per la umanizzazione del mondo al fine di liberare l’uomo,
il discepolo di Gesù (l’uomo pneumatico) è messo a parte dallo Spirito di Dio di un progetto di salvezza - liberazione -dell’uomo, che è propriamente divino, e che nessun occhio, né orecchio, né cuore “laico” può mai arrivare a sospettare e ad apprezzare (1 Cor 2,9).
L’uomo psichico è giunto a concepire che si può liberare l’uomo, mediante la umanizzazione del mondo, della società, delle sue strutture, delle relazioni sociali e internazionali;
Lo Spirito insegna a discernere e a non confondere (1Tess. 5,19-22):
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non un mondo più umano può davvero liberare l’uomo,
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ma solamente uomini diventati figli di Dio nel Figlio unico possono liberare il mondo.
Credono che non c’è da attendere che il mondo -società, stati, famiglie, ambienti, comunità, ospedali– sia disinquinato, per cominciare a vivere da uomini. Lo Spirito di Dio dà forza per cominciare oggi, ADESSO a vivere da figli di Dio, dovunque ci si trovi (Lc 10, 28-37).
“Il cristiano maturo ricorda quanti mali sono derivati, nella storia, all’umanità, alla chiesa,
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dalla confusione della psiche e dello Spirito,
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delle parole di Spirito con le parole di sapienza umana,
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delle imprese destinate alla “polis” degli uomini e di quelle concernenti la Chiesa di Dio, Sposa di Gesù”. (F.Rossi de Gasperis s.j).
"...11Noi abbiamo seminato per voi beni spirituali. ...sopportiamo ogni specie di difficoltà, per eliminare qualsiasi ostacolo all'annunzio di Cristo.
... per quelli che annunziano il Vangelo, il Signore ha stabilito che hanno il diritto di vivere di questo lavoro.
18Quale sarà dunque la mia ricompensa? La soddisfazione di annunziare Cristo gratuitamente, senza usare quei diritti che la predicazione del Vangelo mi darebbe.
23Tutto questo lo faccio per il Vangelo, e per ricevere anch'io insieme con gli altri ciò che esso promette".(1 Corinti 9, 1-23)
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02:08
Ero vobiscum usque
ad consumationem saeculi
umationem saeculi. |

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ANIMA
Mea
![]() Mamma mia che confusione !
![]() "Intanto raggiunsero un luogo detto Getsèmani.
Gesù disse ai suoi discepoli: "Restate qui, mentre io pregherò".
E si fece accompagnare da Pietro, Giacomo e Giovanni.
Poi cominciò ad aver paura e angoscia, e disse ai tre discepoli:
"Una tristezza mortale mi opprime.
Fermatevi qui e state svegli".
36Diceva: "Abbà, Padre mio, tu puoi tutto.
Allontana da me questo calice di dolore! Però, non fare quel che voglio io, ma quel che vuoi tu".
...Gesù si staglia solitario, al centro della scena, inginocchiato sulle zolle di quell’orto.
Come ogni persona quando è in faccia alla morte, anche Cristo è attanagliato dall’angoscia: anzi, la parola originaria che l’evangelista Luca usa è «agonia», cioè lotta.
La preghiera di Gesù è, allora, drammatica, è tesa come in un combattimento, e il sudore striato di sangue che cola sul suo volto è segno di un tormento aspro e duro.
I
l grido è lanciato verso l’alto, verso quel Padre che sembra misterioso e muto: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice», il calice del dolore e della morte.
Anche uno dei grandi padri di Israele, Giacobbe, in una notte cupa, alle sponde di un affluente del Giordano, aveva incontrato Dio come una persona misteriosa che «aveva lottato con lui fino allo spuntare dell’aurora».(Cf. Genesi 32, 23-32.)
Pregare nel tempo della prova è un’esperienza che sconvolge il corpo e l’anima e anche Gesù, nelle tenebre di quella sera, «offre preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che può liberarlo dalla morte».(Cf. Ebrei 5, 7.)
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Nel Cristo del Getsemani, in lotta con l’angoscia, ritroviamo noi stessi quando attraversiamo la notte del dolore lacerante, della solitudine degli amici, del silenzio di Dio.
E' per questo che Gesù — come è stato detto—«sarà in agonia sino alla fine del mondo: non bisogna dormire fino a quel momento perché egli cerca compagnia e conforto»,(Blaise Pascal, Pensieri, n. 553 ed. Brunschvicg) come ogni sofferente della terra.
In lui noi scopriamo anche il nostro volto, quando è rigato dalle lacrime ed è segnato dalla desolazione.
Ma la lotta di Gesù non approda alla tentazione della resa disperata, bensì alla professione di fiducia nel Padre e nel suo misterioso disegno. Sono le parole del «Padre nostro» che egli ripropone in quell’ora amara: «Pregate per non entrare in tentazione... Non sia fatta la mia, ma la tua volontà!».
Ed ecco, allora, apparire l’angelo della consolazione, del sostegno e del conforto che aiuta Gesù e noi a continuare sino alla fine il nostro cammino". (da Ravasi - Via Crucis Colosseo - I stazione)
"Abbà-Padre mio"(Gal 4,6) Questo è il Suo modo di stare davanti a Dio.
SE QUESTO E' UN DIO !?
Anima mia, non pensare male di Lui:
gli è impossibile
fare altro.
E - vedrai ! -
il Male non vincerà.
(David Maria Turoldo)
STABAT...
NO: STA ANCORA...
Cujus animam gementem
Contristatam et dolentem Pertransivit gladius...
La sua anima gemente
contristata e dolente era trafitta da una spada... "...Un giorno decise: “Aggiungi un posto a tavola...!”
E si creò l’uomo perché fosse uno di Casa Trinità.
“Ci ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29). .
...E un giorno "il Prototipo" divenne visibile in una vicenda umana: il senso e il film in anteprima della nostra esistenza, se la si vuole portare a piena riuscita".
Con un fuoco nel cuore
Parlano le vittime della 180 |
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MAGNIFICAT ANIMA MEA DOMINUM |
blog volutamente si apre mettendo in cattedra una figura rappresentativa del mondo psichiatrico: Alda Merini che del "manicomio" sa tutto, molto più e meglio di noi, per averlo sperimentato ed aver "patito sopra un legno ignudo" - badate bene - il "dolore dell'anima". di Alda Merini
TELEFONO VIOLA CONTROinformazioni alle persone che hanno a che fare con la psichiatria, di raccogliere denunce e se possibile intervenire nei casi di abusi ...
http://isole.ecn.org/telviola/
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…
Gesù è una fiamma d’amore,
lui purificherà il mondo,
brucierà le scorie del dolore,
ma per fare questo, figlio,
abbiamo patito sopra un legno ignudo
senza vesti
trafitti da misere spade.
Il suo è un dolore di carne,
il mio è un dolore dell’anima.
La mia anima urla, Gesù,
le mie carni soffrono.
Ridatemi le spoglie del mio bambino.
Non l’avessi mai visto correre per i prati,
non l’avessi mai sentito gridare dalla gioia,
non avessi mai incontrato il suo volto
così beato,
da rendermi beata fra le genti.
Non prendete mio figlio,
gente,
non rapitemi il cuore,
non è un bosco,
non è un abete,
è soltanto una rosa tenera.
Non toccategli il cuore:
io sono la madre,
per nove mesi
io l’ho costruito ed amato.
Non straziatemi il grembo.
Torrenti di uomini soli,
non fate che il vostro odio
tocchi le sue laudi
così alte
Donne,
non portatemi sotto la croce,
lasciatemi qui
in un groviglio di lacrime,
lasciatemi in un deserto.
Mio figlio occupava
tutti i deserti del mondo,
senza di lui non ci sarà più niente.
Mio figlio
era l’intera popolazione,
mio figlio
erano tutti gli ebrei.
Non portatemi via il figlio
o cadranno le vostre capanne
o cesseranno i vostri figli.
Lasciatelo stare,
egli ha riempito tutti i deserti.
Non isolatelo sopra una croce,
non fate di lui un uomo solo.
Ogni parte di lui è nelle vostre anime:
non spezzatelo come un pane.
Mio figlio,
vostro figlio,
il figlio di tutti.
Dio,
portami via lontano,
io sono una madre
che oramai muore là
vicino alla croce.
Io sono una madre
che non è stata nulla.
…
da “Magnificat, un incontro con Maria”
Alda Merini
![]() poetessa
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Sarebbe bello che ogni incontro fosse sconvolgente, pieno di stupore, facesse esultare il Bambino nel cuore di ogni TUO INTERLOCUTORE. Dopo l'annuncio dell'Angelo, Maria si mette in viaggio "frettolosamente", dice S. Luca, per far visita alla cugina Elisabetta e prestarle servizio. Aggregandosi probabilmente ad una carovana di pellegrini che si recano a Gerusalemme, attraversa la Samaria e raggiunge Ain-Karim, in Giudea, dove abita la famiglia di Zaccaria. E’ facile immaginare quali sentimenti pervadano il suo animo alla meditazione del mistero annunciatole dall'angelo. Sono sentimenti di umile riconoscenza verso la grandezza e la bontà di Dio, che Maria esprimerà alla presenza della cugina con l'inno del Magnificat, l'espressione "dell'amore gioioso che canta e loda l'amato" (S. Bernardino da Siena): "La mia anima esalta il Signore, e trasale di gioia il mio spirito...". La presenza del Verbo incarnato in Maria è causa di grazia per Elisabetta che, ispirata, avverte i grandi misteri operanti nella giovane cugina,
Maria rimane presso Elisabetta fino alla nascita di Giovanni Battista, attendendo probabilmente altri otto giorni per il rito dell'imposizione del nome. "Nell' Incarnazione - commentava S. Francesco di Sales - Maria si umilia confessando di essere la serva del Signore... Ma Maria non si indugia ad umiliarsi davanti a Dio perchè sa che carità e umiltà non sono perfette se non passano da Dio al prossimo. Non è possibile amare Dio che non vediamo, se non amiamo gli uomini che vediamo. Questa parte si compie nella Visitazione". CONCLUSIONE: Ogni buon terapeuta che sa muoversi in quest'ottica, - SCIENZA-FEDE-MISTERO - assisterà al prodigio del Bambino che esulta nel cuore del suo interlocutore. Buona Visitazione a tutti! |
speciale 30 anni di 180
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QUALE PSICHIATRIA ? LA RISPOSTA: "L'AVVENIRE DELLA MEDICINA E' LEGATA ALLA VISIONE CHE SI HA DELL'UOMO". (Pierluigi Micheli) Siamo nati per soffrire?Se pensate a Dio è più facile associarlo alla sofferenza che alla felicità;
se pensate a Dio è più facile associarlo al dolore che alla gioia.
Ma c'è ancora qualcosa in cui credere? "C'era un punto su cui convergevano tali esperienze e le sensazioni da esse suscitate: l'ANGOSCIA. Questo termine esprime un'esperienza così comune che basta evocarla per accorgersi che tanta gente si mette istintivamente in ascolto. E' l'ANSIA che dasce dalla sicurezza rovesciata sulle cose che sembravano più solide e della fatica a trovare nel proprio bagaglio di nozioni delle risposte rassicuranti. E' la PAURA di dover affrontare un futuro incerto rimanendo privi di quel poco di terreno solido che si era pensato di aver conquistato con la riflessione personale o con l'adesione semplice e fiduciosa a una tradizione religiosa ricevuta da persone che ci sembravano degne di fede. E' la SOLITUDINE che sperimentiamo quando, di fronte ai problemi più grandi di noi, ci pare di non sapere più a chi affidarci. Per questo ho sentito anch'io sovente in questi anni il bisogno di rifarmi a quelle realtà semplici e chiare su cui è possibile costruire, senza mentire a se stessi e senza disonestà intellettuali, un'esistenza capace di resistere alle tentazioni di ANGOSCIA che regolarmente ci assalgono. "...La fede è un affidarsi a Dio che vince l'ANGOSCIA: non è un bagaglio di nozioni che esige un faticoso indottrinamento, è il bene più grande e liberante dell'uomo". "Queste pagine ["C'è ancora qualcosa in cui credere" - PIEMME] sono dunque una conversazone amichevole nella quale, a partire dai miei personali e non sempre facili cammini di ricerca, desidero entrare in comunione con altri che stanno facendi gli stessi cammini. Ci troviamo uniti nella fiducia o almeno nel presentimento che ci deve pur essere qualcosa "a cui possiamo ancora credere" e che ogni ANGOSCIA UMANA può essere vinta quando risuona la parola di Gesù a Maria Maddalena:
o quella agli apostoli nella tempesta sul lago:
Il Car. MARTINI con il Dr. Pierluigi MICHELI e a sin. il Card. SALDARINI all' Università della Terza Età di Piazza San Marco in Milano. «È un vero maestro della "lectio divina", che aiuta a entrare nel vivo della Sacra Scrittura», ha detto di lui in piazza San Pietro Benedetto XVI.
"...si preferisce fare diagnosi di pazzia piuttosto che dover ammettere che un grande potenziale di conflittualità esasperata, di violenza, di cultura della morte è collocata proprio in mezzo a noi, nelle pieghe della quotidianità..." (Convegno martini e psichiatria Martini: un aiuto per l' anima Sulle tracce di Sant' Ignazio, padre dei Gesuiti VIE D' USCITA: La meditazione, il silenzio, la preghiera
Gli Esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia del Gesù, uscirono a Roma nel 1548. Articolati in quattro settimane, durante le quali si è messi in condizione di «cercare la volontà di Dio e trovarla nell' ordine della propria vita per la salvezza dell' anima», restano una delle guide per eccellenza dell' educazione spirituale. Hanno una caratteristica: se gli Esercizi non vengono realizzati nell' ambito di un solido sistema pedagogico, sono incomprensibili. In essi entra soltanto chi sta cercando una via e, per trovarla, ha rinunciato alle cose superflue del mondo. L' ultimo libro di Carlo Maria Martini, cardinale e gesuita, è appunto un corso di esercizi spirituali. O meglio, vi sono raccolti due di essi: il primo tenuto in Kosovo, presso il santuario di Letniça, ai seminaristi albanesi; il secondo a Nazareth, a un gruppo di sacerdoti milanesi. Gli incontri si svolsero tra il settembre e l' ottobre del 2003. Il titolo potrebbe sembrare macchinoso, La trasformazione di Cristo e del Cristiano alla Luce del Tabor, ma tale apparirà soltanto a coloro che cercano una religione da vivere senza fede, più o meno cervellotica. Martini spiega la scelta: «Nel mese di giugno, trovandomi a Gerusalemme, ho fatto i miei otto giorni di esercizi sul monte Tabor, al fondo della pianura di Esdrelon. È un luogo paradisiaco:
Quando si parla del monte Tabor e del prodigio ricordato, il riferimento va a un episodio descritto nei Vangeli: davanti ai tre apostoli, Gesù - ricorda Matteo (17,2) - «fu trasfigurato... il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce». L' evento è caro soprattutto alle Chiese orientali, lo si considera un' icona del cristiano, ciò che è chiamato a divenire. Da qui il titolo e l' appello a «trasformarci in Cristo». Del resto, anche San Paolo aveva raccomandato: «Trasformatevi rinnovando la vostra mente». Pagine nate in giorni di intensa meditazione, sono un piccolo breviario per ripensare la propria vita.
Il lettore, anche se è lontano mille miglia da questa dimensione ed è frastornato dalle nuove meditazioni sulla «morte di Dio» (è la terza stando al computo di André Glucksmann), resterà colpito dalle possibilità racchiuse nel silenzio e nella preghiera, dal tempo che si trasforma in qualcosa in cui immergersi (non è un problema da inseguire!), da questi esercizi in cui Dio si rivela alle anime. E lo farà eternamente, così come lo ha fatto prima di Cristo. In molti ricordano Martini cardinale a Milano, altri ne rimpiangono le lezioni. Ora, dopo essersi spogliato delle cariche e di ogni cosa (vive in povertà), dopo aver ripreso i suoi studi, ci offre forse la cosa più preziosa: un aiuto per l' anima. Con la ferrea disciplina mentale che vive in ogni discepolo di Sant' Ignazio, sta percorrendo quell' itinerario che conduce verso le cose essenziali e ultime, le uniche per cui vale la pena vivere. Xavier Tilliette in un suo recente saggio Che cos' è cristologia filosofica (edito da Morcelliana) scrive con arguzia: «La filosofia cristiana ha tutti i torti di esistere ma esiste». Utilizziamo queste parole anche per l' anima: c' è, malauguratamente per qualcuno, ma c' è; e finché esiste, ci sarà qualcosa che si può chiamare fede. Il libro: Carlo Maria Martini, «La trasformazione di Cristo e del cristiano alla luce del Tabor», Rizzoli
"La guarigione dalla malattia mentale è stata una questione che mi ha interessato probabilmente dal primo giorno che enrai o piuttosto fui trascinato, nell'unità psichiatrica Royal Free Londra. Fu il giorno in cui uno psichiatra, che mi aveva conosciuto da meno di un'ora, concluse che soffrivo da una malattia mentale chiamata SCHIZOFRENIA. Questo incontro di un'ora cambiò la mia vita intera" schizofrenia guarire è possibile
"Gesù, o è per noi contemporaneo, o cessa di essere Gesù, cioè: salvatore; perché non si salva nè dal di fuori e da lontano, ma dal di dentro e a vicino; cristianesimo e ateismo marxista si possono accordare su tale affermazione.
Gesù stesso ha esplicitamente affermata la sua contemporaneità nel tempo come nell'universalità delle creature: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla consumazione del mondo"...
"...
Ecco fratelli miei: alcuni di voi sono venuti per vedere un cardinale. Vedete che cosa è un cardinale: un cieco che domanda a Dio in nome degli altri ciechi di vedere...
![]() ...Perciò oggi il Cristo dall'altare mi dice:
Non illuderti perché sei vestito di rosso, invece che di bianco.
Tutta la tua vita diventa una commedia e diventa una menzogna, se non hai capito che quando il Papa ti ha parlato della carità ti ha detto, stringendoti le mani tra le sue:
Tu, per il popolo fedele, sei disposto a dare il sangue?...
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L'UOMO E LA MEDICINA "La medicina è un'arte, richiede un supplemento d'anima" (f. 108)
"La medicina moderna ha raggiunto un grado di tecnologia vanzatissimo, estremamente elevato, ma ha dimenticato in gran parte che possiedono virtù terapeutiche le energie che risiedono nella parola, nell'immagine, nelle arti, nella persona del medico e in noi stessi, in quella forza naturale che gli antichi chiamavano virtus "Cf. 149).
"...Alle parole si fonde il ricordo: è più che mai difficile restituire in queste pagine a Pierluigi Micheli la grandezza della sua esperienza di medico con la vitalità che gli si addice. Ci proveremo raccomandando a chi ne ha visto il volto di serbarne intatta la forza accostandovi le parole e, a chi non lo conobbe, di amare la semplice grandezza dei pensieri, ispiratori di una intensa attività tra i malati. Solo così risplenderà ancora lo sguardo del me dico che spesso guarì anime e membra. (Andrea Martano http://www.tuoblog.it/pierluigimicheli) LA CURA DELL'UOMO Non un mestiere né soltanto una missione: l'essere medico fu per il nostro la vita intera. E tutto quanto a noi sembri "vita" restava per Pierluigi una questione da poco, su cui volare alto con placida coscienza. Non che non conservasse delle questioni umane una vivida consapevolezza: al contrario, la profonda analisi della situazione umana, di cui abbiamo avuto un saggio completo nelle pagine precedenti, lo condusse in breve a curarsi dell’“uomo" più che di se stesso. L'uomo pensa, ama, soffre, ammira, prega, tutto insieme con il suo cervello, con tutti i suoi organi e con la sua anima (CarreI). La tecnica non è l'unico fattore determinante del progresso come credeva Renan. La persona umana è formata di carne (è l’io biologico), di intelletto (l' io pensante), di speranza (L’io credente). Da questa coscienza procede: La medicina deve occuparsi del- l'uomo nella sua totalità: l'avvenire della medicina è condizionato dal concetto che si ha dell'uomo. Il colloquio del medico ricorda la confessione. lppocrate insegnava che il medico deve mortificare l'insolente, il prepotente; ristabilire l'ordine, l'isonomia; è ministro di giustizia, deve essere messaggero di speranza, di ottimismo, di certezza nell'avvenire. Sua deve essere una sacralità caritativa e poetica: litteratissimus et humanus (Flavio Biondo). Deve essere come il samaritano che reca l'olio per ottenere attraverso la guarigione del corpo e la salute la ripresa delle ordinarie occupazioni, degli affetti domestici, della socialità." ( Cf. 108).
"Un rimedio per ogni parte dell'uomo: ecco cosa cerca il medico nella persona di Pierluigi. È la coscienza dell'unità dell'individuo nella molteplicità delle sue parti (l'Io biologico, l'Io pensante e l'Io credente) a richiederlo in modo stringente. Per questo il medico deve essere litteratissimus et humanus: ai mali dell'Io pensante e dell'Io credente egli risponde con gli slanci della saggezza umana e non con gli artifici della tecnica medica. (idem Martano) ![]() |
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ι α τ ρ ÏŒ ς = medico
Stando al significato del termine psiche la disciplina dovrebbe occuparsi della cura dell'anima. Nota bene: li chiamano psico-farmaci. Ma si possono somministrare prodotti chimici all'anima? Giustamente il Dr. Bertali preferisce definirli cerebro-farmaci. Ma allora...!? Naturalmente le scuole di pensiero si dividono. Un esempio:
PROPOSTA Perchè non ripristinare l'elettroshok contro le convulsioni della Psichiatria? Che cos'è? |
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Emmanuel LEVINAS
Nasce in Lituania, a Kaunas, da famiglia ebraica. Nel 1923 la famiglia si trasferisce a Strasburgo dove il giovane Levinas inizia a studiare. Nel 1928 segue le lezioni di Husserl e Heidegger a Friburgo... levinas emmanuel
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Valerio Albisetti
ESSERE UN PO' DEPRESSI FA BENE...
Nel mio metodo, le coordinate referenziali determinanti sono: la persona, la realtà e, su entrambe, la morte, pur restando salve fra le altre enunciazioni, ma con un "risignificato", la fase edipica feudiana, l'ombra junghiana, la volontà di potenza adleriana...
“Esercito la professione di psicoanalista e psicoterapeuta da circa vent’anni [1993]. Ho curato centinaia di pazienti e, sembrerà incredibile, li ho guariti tutti...Ripensandoci, oggi, non credo siano state le psicoanalisi o la psicoterapia...

| Perché temere o deridere la sua proposta terapeutica? Io ne sono convinto, la condivido e perciò me ne faccio assertore. Del resto il mio Arcivescovo Martini non dice di non ricorrere agli specialisti ma suggerisce la terapia basilare: |
Nel Vangelo, a partire dalla domenica delle Palme, c’è lo sforzo di riassumere in Cristo tutto lo spettro della sofferenza umana.
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La paura della morte nell’orto del Getsemani: Padre se è possibile passi da me questo calice.
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La solitudine: gli amici fuggono, Giuda lo tradisce, Pietro lo rinnega. Poi ancora, la sofferenza fisica in senso stretto.
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La tortura.
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La lunga agonia.
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Infine, prima della morte, il silenzio di Dio: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato.
Proprio qui è il centro della grande proclamazione cristiana: una divinità che non assiste come un imperatore indifferente alle disgrazie dell’uomo. Un Dio che, infinito ed eterno per definizione, sceglie di partecipare della fragilità e caducità legate alla condizione umana. Cristo non si comporta come un benefattore che china la mano verso il miserabile, come qualche volta fanno i medici. ...+ G.Ravasi
"Sono tanti quelli che mi scrivono chiedendo di pregare per loro : per tutti e per ciascuno ho un ricordo". |
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"Madre mia, amatissima, a te il Signore ha affidato i misteri del Regno,
sei madre del suo mistico corpo.
Il tuo sguardo abbraccia tutti i tempi,
tu conosci ogni membro
e i suoi compiti mentre lo guidi.
Ti ringrazio d'avermi chiamata
ancor prima di sapere che da te
viene la vocazione religiosa.
Che cosa sarà di me? Non lo so.
Ma considero una grazia grande
e non meritata d'avermi eletta
a essere tuo strumento.
Vorrei abbandonarmi, docilmente,
nelle tue mani, come attrezzo obbediente.
Confido in te.
Sei tu che renderai utile l'ottuso strumento."
(Edith Stein)

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categoria:001a quale psichiatria, 003 indice disagio psicologico





LA CAMPANA HA SUONATO...
MARTINI: “Sento la morte come imminente”
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
AMBULATORIO



SEI ANCORA IN TEMPO.
"Riceverete la forza dello Spirito Santo, che sta per scendere su di voi.





Spirito Santo, volami nel cuore !
Il soffio ossigenante dello Spirito
Non sono gli sbagli che noi abbiamo compiuto a definire il nostro rapporto con il Signore.
“Perché 


PREGHIERA, UMILTÀ E SILENZIO 








Afflitto da tumore al pancreas e dal progressivo disfacimento fisico, fu esemplare nel sopportarlo;
“All’incontro cercato nessuno giunge… 
Presiedette le esequie il cardinale Carlo Maria Martini che, qualche mese prima della morte, aveva consegnato a padre Turoldo il primo “Premio Lazzati”, chiedendogli così pubblicamente scusa a nome della Chiesa di tanti torti subiti.

"Io sono semplicemente convinto che qualche parte del Se' o dell'Anima dell'uomo non sia soggetta alle leggi dello spazio e del tempo". (G. Jung) 










Nel Vangelo i personaggi guasti sono parecchi. Se fosse un romanzo, i critici timorati farebbero le loro riserve, ma poiché è il Libro di Gesù, gli si levano contro i farisei di ogni tempo.
Questo








Siamo nati per soffrire?
Il Card. Martini nella prefazione di un suo libro scrive di essersi spesso dovuto confrontare con questa e simili domande che, del resto - lo ammette - gli nascevano dentro, provocate dalle esperienze, dalle letture e dagli studi, dalle sofferenze quotidiane della gente che incontrava o dalle catastrofi sociali o politiche.
Martini non dimentica Sant' Ignazio, né quanto il padre maestro raccomandava dando gli esercizi. Egli fece il terzo anno di noviziato in Carinzia, a St. André, e quindi rivive le antiche parole: «Vor allem sich ruhig vor Gott werden lassen» (così traduce lui stesso: «In primo luogo lasciati calmare, diventare tranquillo, quieto davanti a Dio»). Ed è fermando la corsa dei giorni, il moltiplicarsi degli affanni che si ritrova il tempo per lo spirito.
Pascal, la notte del 23 novembre 1654 in una specie di mistica visione cui segue una commozione indicibile ed effusione di lacrime, con mano tremante fissa su una piccola pergamena, chiamata poi Memoriale, la confessione della sua fede. Pascal portò sempre con sè il foglio cucito nella fodera della sua giacca. Fu ritrovato pochi giorni dopo i funerali da un domestico.
"Il paziente è simile ad un uomo caduto in acqua - scriveva Jung nel 1943 - e sta affogando; l’analisi ne vuole fare un palombaro. Il punto in cui il paziente cade non è casuale, lì giace un tesoro sommerso, che solo deve essere portato a galla".
RON COLEMAN e le "voci"
Padre GIULIO BEVILACQUA il primo cardinale-parroco della storia. 
CARLO CARRETTO
Lettere dal deserto
magritte poeta dei sogni
PIERLUIGI MICHELI medico di Dio nella città dell'Uomo
Angoscia? C'è posta per te. Corri... 

L’autorità della fede non è mai abbanonata dalla ragione,
La mia donna si chiama Maria

"Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù...
Biografia del Professor Loren Mosher
Elisabeth Lukas* - Saluto i lettori della rivista Logoterapia Applicata con tutto il cuore. Tra le numerose riviste scientifiche, questa vi promette qualcosa di speciale: parlare del pensiero della logoterapia e delle sue applicazioni pratiche.
Forse si è indebolita la nostra potenzialità della visione spirituale, forse è sbagliato il modo in cui vediamo le cose, forse abbiamo bisogno di nuovi "occhiali" per vedere le possibilità significative che ci circondano, che aspettano di essere raccolte e realizzate, per il bene nostro e degli altri.
Ma cosa rappresentò la Logoterapia per Victor Emil Frankl?
ANTONIA ILLIANO psicologa e psicoterapeuta
"La preghiera è anzitutto risposta alla Parola di Dio che per prima mi interpella e che mi raggiunge nella mia debolezza, ma anche nel mio silenzio e nella mia disponibilità all'ascolto.
PAUL WATZLAWICK - L'importanza del linguaggio nella psicoterapia: non il linguaggio come semplice mezzo d'espressione, bensì il linguaggio come arte di persuasione. Esistono due realtà: 
